Gli antichi metodi di misura delle olive.

Prima della proclamazione dell’Unità d’Italia, quando Melendugno faceva parte del Regno delle Due Sicilie, anche nella nostra città venivano utilizzate unità di misura diverse da quelle attualmente in uso.

Infatti il Regno delle due Sicilie aveva delle proprie unità di misura, sia per quel che concerne  le  estensioni  che  per  le quantità.

Esse erano talmente radicate nella mentalità popolare che continuarono ad essere utilizzate anche dopo la fine del XIX secolo, quando furono sostituite da quelle attuali.

Per misurare gli elementi solidi esistevano recipienti appositi in legno o in ferro, che erano adoperati per cibi, come olive, cereali, legumi: tali unità erano  il mezzetto, il tomolo e lo stoppello.

Da qualche decennio le antiche misure per le capacità sono scomparse, mentre le antiche unità di estensione sopravvivono ancora nel linguaggio corrente, specie tra gli anziani.

Il più grande, il tomolo (in dialetto leccese “lu tummenu” o “lu tùmanu”) corrispondeva a 40 kg di olive. Il recipiente consisteva in un cilindro di ferro al cui interno, centralmente, era infissa una sbarra di ferro sormontata, in corrispondenza dell’orlo, da una verzella, con funzione di livella e di sostegno. Un tomolo era formato da 2 Minzetti e 8 Stuppieddi.

Grande battaglia politica per la difesa degli olivicoltori fu fatta negli anni ’60 dalla nostra cooperativa per il tomolo “raso” e non colmo. Quello raso permetteva la vendita di una minore quantità di olive a Tomolo, mentre i commercianti volevano quello colmo per avere più guadagno a scapito dei lavoratori.

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